

John
Newton Cooper (17 luglio 1923 – 24 dicembre 2000) fu
cofondatore, con il padre Charles, della
Cooper Car
Company. Nato a Kingston, Surrey, in Inghilterra, divenne una
leggenda del mondo delle gare automobilistiche grazie al suo
rivoluzionario design del telaio con motore posteriore che portò al
cambiamento dello sport ai suoi più alti livelli, dalla Formula Uno
alla Indianapolis 500.
Charles Cooper aveva una piccola officina a Surbiton specializzata
nella manutenzione di macchine da corsa. Il figlio John lasciò
la scuola all’età di 15 anni per diventare apprendista attrezzista e
servì in quel ruolo nella Royal Air Force durante la seconda Guerra
Mondiale. Dopo la guerra, lui ed il padre cominciarono a
costruire semplici ed economiche macchine da corsa con un singolo
posto a sedere, spesso utilizzando residui di materiale bellico.
Le macchine ebbero un grande successo e presto cominciarono ad avere
un’elevata richiesta. Nel 1948 fondarono una ditta per poter
costruire abbastanza veicoli per soddisfare la sempre crescente
richiesta.
Molto modestamente, Cooper ha sempre sostenuto che la decisione di
mettere il motore nella parte posteriore della macchina da corsa è
stata dettata da motivi di praticità. Siccome la macchina utilizzava
il motore di una motocicletta, misero il motore dietro per operare
la catena. “Sicuramente non avevamo idea di aver fatto una
scoperta scientifica!.. Abbiamo messo il motore dietro… perché era
la cosa più pratica da fare.” disse Cooper. Inizialmente
John gareggiava regolarmente con le sue autovetture, ma con il
crescere della ditta aveva sempre meno tempo a disposizione per le
competizioni. Riuscì comunque ad ottenere alcuni record a
Montlhéry, alla fine del 1953.
Nei primi anni Cinquanta, quasi la totalità degli aspiranti piloti
inglesi guidava una Cooper, e le macchine prodotte da Cooper per la
Formula Uno erano guidate da leggende quali: Jack Brabham, Stirling
Moss, Maurice Trintignant, Bruce McLaren. In un periodo di
soli 9 anni, la squadra vinse 16 Gran Premi, mentre Brabham e la
squadra vinsero i Campionati del Mondo nel 1959 e 1960.
Durante una visita a Serbin, Florida, per il Gran Premio
Statunitense del 1959, Cooper conobbe il pilota americano
Rodger Ward, il Campione Nazionale USAC del tempo e vincitore di
Indianapolis 500. Ward rimase sbalordito dalla tenuta in curva
delle piccole macchine di Cooper e si offrì di provarle alla Motor
Speedway di Indianapolis dicendo: ”Devi provare le tue macchine
intorno all’ Ovale. Indy ti sta aspettando!”
Cooper
portò le sue macchine da Formula Uno alla Speedway nell’autunno del
1960, mentre piloti, costruttori e varie personalità del mondo delle
corse guardarono “ con un misto di divertimento, tolleranza e
ovvia curiosità” come riportato da Cooper. Quando Jack Brabham
uscì per il giro di riscaldamento non sapeva della necessità delle
"rookie" di raggiungere velocità gradualmente sulla pista. Fece il
secondo giro a 144.8 miglia all’ora, veloce abbastanza per
guadagnarsi la terza posizione nella griglia di partenza della gara
precedente!
Ward era allibito, Cooper dovette lasciargli guidare la macchina.
In quell’occasione il mondo delle corse di Indianapolis capì ch i
giorni delle roadster con il motore frontale erano finiti.
Nel giro di pochi anni, la rivoluzione iniziata da Cooper nel mondo
delle macchine da corsa era completa. L’elaborazione della British
Motor Corporation Mini - the Mini Cooper - era adorata sia dai piloti di rally che dai comuni autisti.
Prima della morte di John Cooper il nome Cooper fu ceduto alla BMW
per nominare la versione della macchina con le più elevate
prestazioni, ispirata dall’originale Mini, veduta come la MINI. John, con il figlio Mike Cooper, ha contribuito al lavoro
della squadra di progettisti di Rover e BMW che hanno creato il
design della nuova MINI.
Cooper fu uno degli ultimi capostipiti dei primi anni della Formula
1 e si lamentava spesso che il mondo delle macchine da corsa aveva
da tempo perso la capacità di far divertire.
Cooper ha aiutato a cementare la dominazione britannica nel campo
delle tecnologie degli sport motoristici, che continua al giorno
d’oggi. Ha anche ricevuto un CBE (Commander of Order of the British
Empire) per il suo servizio agli sport motoristici britannici.
Continuò a gestire l’attività familiare in West Sussex (comprendente
una concessionaria Mini Cooper a East Preston e Honda a Ferring)
fino alla sua morte, nel 2000 all’età di 77 anni.